
Gli esseri umani sono sedotti dall’immaginazione ed è grazie al suo fascino che sono in grado di creare cose eccezionali.
Un obiettivo molto attraente sono proprio gli esseri artificiali, i cui tentativi di fabbricazione a propria immagine e somiglianza risentono di fattori quali la pesantezza della materia, le difficoltà di lavorazione e finiscono per assumere forme più modeste rispetto ai prodotti dell’inventiva originale.
La concretezza è anche la forza dell’automa, senza dimenticare l’anima, riflesso condizionato del suo demiurgo.
Il confine tra ideatore e ideato è sempre più sottile, e ancor più lo è la linea di demarcazione tra la visione onirica e la messa in atto della sua sostanza.
Per sentir parlare di coscienza artificiale dobbiamo fare un viaggio nei primi anni 80 quando Michael J. Fox, al volante della Delorean ha avuto modo di conoscere i suoi genitori ventenni intenti a ballare il Rock, per poi incontrarli molto anziani e più stanziali nel 2015.
Nell’anno dell’Expo non era ancora stata inventata la macchina del tempo e per quanto conosciamo del presente, neppure oggi.
Non sappiamo se arriverà qualcuno dal futuro con un’invenzione come quella di Doc Emmet Brown, alias Christopher Loyd, ma siamo certi che i nostri eroi automatici sono già penetrati nella cultura filosofica e psicologica di chi li crea, utilizza, sfrutta e comprende.
Col progredire dell’intelligenza artificiale, non possiamo ignorare le richieste avanzate dei robot che chiedono maggior controllo, libertà e coscienza di sé.
La psicologia serve proprio a questo, a studiare gli stati emotivi.
Il concetto che riassume una frase così semplice è di una complessità pari solo alla somma del peso della materia cerebrale posseduta dagli 8 miliardi di esseri umani che costituiscono l’universo finora conosciuto.
Se “ogni testa è un mondo” significa analizzare milioni di mondi e miliardi di teste.
Qualora andassimo a garantire supporto psicologico a tutte le menti artificiali create dall’uomo per l’uomo, quanti pazienti avremmo?
Aldilà di ogni linea guida, almeno al momento, siamo ancora nel campo della fantascienza.
Il passo successivo è però scontato, uomini e robot in analisi insieme.
Psicologi umani e psicoterapeuti artificiali pronti ad aiutare tutti.



