sport automazione

Con un’accezione romantica è bello immaginare l’automazione come un atleta in erba che pian piano si forma fino a emergere nella propria disciplina sportiva.

Si tratti di calcio, nuoto o ciclismo, tutto parte dalla forma mentis;  l’impostazione del robot supporta lo sportivo su aspetti mirati.

La macchina progettata per svolgere al massimo delle potenzialità ogni attività aiuta l’uomo a migliorare le performance mantenendo intatti deontologia, tecnica e impegno.

L’intelligenza artificiale contribuisce a compiere azioni e schemi di gioco sempre più rapidi; il filtro del robot consente di oltrepassare il vincolo della sensibilità, croce e delizia dell’essere umano.

Nel calcio, che per gli italiani non è solo sport ma senso di comunità, aspettativa, gioia e dolore, il contributo di valore e condivisione è offerto proprio dall’automazione.

L’occhio di falco (Hawk-Eye), amico e nemico del gol fantasma è responsabile delle traversie di corde vocali di numerosi tifosi in disaccordo.

Il video challenge, che offre alle squadre in competizione l’ausilio delle telecamere per valutare con precisione situazioni ambigue, è invece un naturale propulsore di adrenalina.

La suspance infiamma ugole di giovani che si ingozzano con patatine e pop corn in attesa di esultare per il proprio beniamino.

In quest’ottica possiamo pensare che l’automazione abbia, seppur indirettamente, un’anima.

Il concetto rimane quello di ridurre al minimo, sino ad annullare, i margini di errori dando insindacabile dignità al merito.

Tutto questo senza dimenticare che per ogni robot c’è sempre dietro un uomo a cui va, senza presunzione alcuna, ogni onere e onore.

Uomini e robot in un’unica squadra: FORZA.