Automazione industriale

5 mosse per implementare una vera strategia di automazione industriale

L’automazione industriale: cos’è?

Si parla di automazione industriale per indicare un sistema insito nel processo produttivo che vede l’utilizzo in una o più fasi della totale gestione da parte di robot o di automi. Dunque per attuare un sistema di questo genere è richiesto un investimento industriale, che però può essere totalmente ammortizzato nel giro di pochi anni, garantendo una rendita davvero vantaggiosa nel lungo termine.

L’automazione industriale viene utilizzata già in molti settori industriali, come quello automobilistico o dei dispositivi hi-tech, quali smartphone, personal computer e smart-watch, ma il suo completo realizzo avverrà sicuramente nel futuro. Infatti, secondo gli esperti, in questi anni si è dato il via alla Quarta Rivoluzione Industriale, che si concluderà nel momento in cui ogni fase del ciclo produttivo di un’industria verrà affidato alla completa gestione robotica. Si tratta dell’ideale dell’Industry 4.0 che non solo per ora appare come utopistico, ma che non è neanche visto bene dai governi e dai partiti politici, in quanto creerebbe a livello sociale grandi difficoltà riguardanti il tasso di disoccupazione, che aumenterebbe a dismisura.

Vediamo in ogni caso come si può implementare una strategia che preveda l’instaurazione di un sistema di automazione industriale in un sistema produttivo. Per farlo saranno necessarie cinque mosse.

Prima mossa. Lo studio del mercato

Prima di procedere alla vera fase di implementazione di un sistema di automazione industriale è necessario decidere la strategia da attuare. In questa fase l’industria dovrà affacciarsi sui mercati e capire in quale settore potrà affermarsi nel caso in cui decida di incrementare la qualità e la quantità dei prodotti offerti grazie all’installazione di robot all’interno del proprio ciclo produttivo. Questa fase è dunque prettamente strategica, e l’industria dovrà affidarsi al proprio management per capire quale strada intraprendere.

Seconda mossa. Lo studio dell’automazione industriale

Anche la seconda mossa fa riferimento ad una fase di studio e di ampliamento delle conoscenze. Infatti il settore dell’automazione industriale è veramente vasto. Il management dunque dovrà capire in quale fase del ciclo produttivo l’industria necessita maggiormente di un incremento di precisione e di velocità. Una volta intuita quale sia la necessità maggiore, si dovrà passare allo studio del tipo di macchinario o di robot che faccia al loro caso. Esistono vari tipi di automi e ciascuno di essi risulta essere specializzato nella fornitura di un determinato servizio o nella realizzazione di una certa azione. Gli automi dunque cambieranno a seconda del prodotto che si intende realizzare, a seconda delle modalità di realizzazione delle fasi produttive e a seconda dell’ampiezza degli spazi interni all’industria.

Terza mossa. L’installazione degli automi

Una volta che il settore manageriale ha preso le decisioni sulla strategia da adottare e sulle caratteristiche che i robot dovranno avere, si passa alla fase in cui questi ultimi verranno posizionati e installati all’interno dell’industria. Questa non è sicuramente una fase semplice e scontata, in quanto comporta una serie di conseguenze. Innanzitutto, l’industria dovrà necessariamente assumere dei dipendenti altamente specializzati che siano in grado di interagire con i macchinari installati. Generalmente l’interazione avviene mediante una tecnologia ”touch”, comune alla maggior parte dei dispositivi hi-tech.

Inoltre, l’installazione di questi impianti comporta anche la necessità di installare un sistema di trasmissione di dati, per e tra automi. Infatti, a seconda dell’automazione industriale adottata, gli automi non solo sono in grado di comunicare tra loro, ma sono persino capaci di immagazzinare informazioni, decifrarle e ottimizzarsi, rendendo ancor più efficiente e veloce il processo produttivo. Una volta che un robot ottiene questo tipo di miglioramento, mediante tale sistema comunicativo, informerà anche gli altri automi consentendo anche ad essi di ottimizzarsi. L’intelligenza artificiale dunque dovrà essere costantemente monitorata e periodicamente servirà una manutenzione che consenta di non ridurre l’efficienza dell’automazione industriale installata.

Quarta fase. L’adattamento degli spazi e la gestione del mercato

L’automazione industriale dunque comporta, nel medesimo periodo di tempo, un aumento notevole del numero di prodotti realizzati o dei servizi resi. Questo incremento di produzione dovrà essere gestito in modo maniacale dal management. La prima fase di adattamento dovrà riguardare gli spazi interni all’industria. Un maggior numero di prodotti realizzati comporterà un incremento dimensionale di magazzino, una migliore efficienza del trasporto delle materie e dei prodotti stessi ed, infine, un’ottimizzazione della risposta alla domanda dei consumatori. Quest’ultimo tipo di gestione è sicuramente quello più difficile e complicato, infatti è possibile che inizialmente la domanda e l’interesse nei prodotti realizzati non incrementi. Dunque si necessita di una forte fase pubblicitaria, con il conseguente ingresso nei mercati precedentemente studiati. In questo modo ci si attende un aumento degli acquisti che in parte compenserà l’investimento fatto per l’implementazione dell’automazione industriale.

Quinta ed ultima fase. L’incremento e il miglioramento dell’automazione industriale

Una volta installati i primi automi e i primi macchinari robotici e ammortizzato l’investimento precedentemente realizzato è necessario proseguire sul sentiero iniziato. Dunque l’automazione industriale richiede un investimento continuo, garantendo però un volume d’affari sempre maggiore, in grado di compensare tali uscite monetarie. Ogni fase della produzione dovrà essere velocizzata, affidando al capitale umano le fasi gestionali, manageriali e decisionali, ma lasciando totalmente ai robot la fase operaia e di realizzazione del prodotto.

L’industria, intesa come fabbricato strutturale, dovrà essere costantemente ampliata per far fronte al costante incremento produttivo. Anche dal punto di vista societario, però, l’industria dovrà suddividersi in matrici settoriali o in zone geografiche, in modo da ottimizzare la gestione di ogni singolo settore produttivo.

In futuro un’industria coraggiosa potrebbe persino tentare di diventare una Industry 4.0. Ciò significa che l’industria dovrebbe rinunciare quasi totalmente al capitale umano, per far spazio a robot e automi. In questo modo si otterrebbe una produzione praticamente a zero sprechi, con ogni prodotto che sarebbe di qualità assoluta, nonostante venga realizzato in pochissimo tempo. Il prezzo del prodotto potrebbe persino diminuire incrementando la domanda dei consumatori e quindi il volume di affari realizzato annualmente. Si tratterebbe di un’industria pressoché perfetta, con un costo per il sostenimento del ciclo di vita di un prodotto pari a zero. Infatti una volta sostenuta la spesa iniziale, l’automazione industriale richiede solamente alcuni costi periodici per la manutenzione, oltre alle spese per il consumo di corrente elettrica. Le spese del personale si ridurrebbero notevolmente, rimanendo solo quelle relative al settore manageriale e quelle per gli specialisti in grado di interagire con i robot.