Automazione industriale

Andamento degli investimenti in tecnologia manifatturiera

L’avvicinamento all’industria 4.0

Nonostante l’Italia abbia accumulato diversi ritardi sotto questo punto di vista, negli ultimi anni sono stati effettuati numerosi investimenti nell’ambito della tecnologia manifatturiera per realizzare un vero e proprio passaggio all’industria 4.0. Questa modalità sta interessando un numero sempre maggiore di aziende perché i dati del 2017 hanno rilevato una crescente offerta e domanda di tecnologie abilitanti.

Si tratta di investimenti necessari per la crescita perché riguardano tutti quei sistemi digitali e fisici interconnessi l’uno con l’altro (ad esempio la robotica, i big data e l’internet delle cose) per migliorare, sostenere e incentivare la produzione. Questa maggiore attenzione alle innovazioni tecnologiche è legata anche al fatto che nel 2015 il Governo italiano ha messo a punto strumenti come il Super e l’Iper Ammortamento per favorire l’adozione di beni strumentali. Questo momento favorevole, iniziato nel 2014, ha visto nel primo trimestre del 2017 una crescita degli investimenti in questo settore pari al 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Secondo i dati analizzati dall’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano il mantenimento del tasso di investimento del primo trimestre del 2017 ha portato alla fine dell’anno a una crescita complessiva (facendo riferimento al biennio 2015-2017) di ben il 100%. L’aumento della domanda dei beni strumentali ha avuto ricadute positive anche per i fornitori: secondo Federmacchine le consegne dei costruttori durante il 2017 sono cresciute del 4,9% (con un incremento del fatturato di 11,1 miliardi di euro) a fronte di un aumento generale (+8,3%) per quanto riguarda il consumo nazionale di beni strumentali.

Dal punto di vista dell’applicazione della robotica all’industria manifatturiera, l’Istituto per la Competitività I-Com ha stilato una classifica per verificare l’adesione ai principi dell’industria 4.0 dei singoli Paesi europei. L’Italia si è posizionata soltanto al 18° posto, nonostante il fatto che nel 2015 le vendite di robot industriali siano cresciute del 7% rispetto all’anno precedente, attestandosi a quota 6.700 unità. Il mantenimento di questi investimenti permette all’Italia di ricoprire un ruolo importante sul mercato importante per quanto riguarda il totale delle vendite globali. Infatti il nostro Paese si posiziona al terzo posto in Europa con quota 2,6%, prima della Francia (1,2%) e dopo la Germania, attestata al 7,9%. Al contrario, se si analizza il mercato a livello mondiale, l’Italia è alla settima posizione per vendite.

Cosa tenere a mente per quanto riguarda l’aggiornamento digitale

Occorre tenere a mente che una recente ricerca realizzata dal DEVO Lab di Sda Bocconi ha evidenziato come l’aggiornamento digitale del settore manifatturiero secondo i principi dell’industria 4.0 non risulta essere ancora in grado di generare valore permettendo lo sviluppo di business innovativi. Nonostante il settore manifatturiero ricopra un ruolo strategico nell’economia italiana, l’aggiornamento digitale riguarda per lo più i processi di produzione.

Infatti non bisogna dimenticare che, pur essendo inevitabile per rimanere competitivi sul mercato, la trasformazione digitale comporta sempre dei rischi perché le nuove tecnologie creano valore con estrema rapidità, ma lo distruggono altrettanto velocemente. Proprio per questo motivo le aziende devono dimostrare elevate capacità di dinamismo e adattabilità per poter affrontare con successo le sfide del mondo contemporaneo e operare in scenari economici che non sono prevedibili. Infatti le competenze in ambito digitale (che comunque sono adeguatamente presenti in Italia) non garantiscono la certezza di trovarsi dalla “parte perdente” delle disruption. Saper padroneggiare le tecnologie innovative non significa necessariamente essere in grado di prendere le giuste decisioni.

Al tempo stesso non occorre inseguire a qualunque costo l’innovazione digitale e tecnologica per essere competitivi. Ciò vale in maniera particolare per il settore manifatturiero e per le piccole e medie imprese. Le grandi realtà industriali possono permettere di sperimentare le varie tecnologie, mentre quelle di ridotte dimensioni devono saper valutare con precisione quali interventi di aggiornamento possano creare valore e non distruggerlo. In caso contrario si rischia di investire su tecnologie immature oppure inseguire semplicemente delle mode, compromettendo la propria presenza sul mercato. Ecco perché è necessario vagliare attentamente quali sono le novità più adatte alle piccole imprese. Molti progetti di aggiornamento digitale falliscono perché generano valore soltanto se vengono implementati in aziende di grandi dimensioni oppure perché l”innovazione viene applicata in un unico elemento della filiera tralasciando le altre componenti. I problemi rilevati dagli esperti sono la mancanza di un collegamento tra l’adozione e la gestione delle tecnologie e il fatto che spesso si creano a valle i presupporti per garantire un’offerta più ampia alla clientela prima di rendere i sistemi di produzione maggiormente flessibili.

L’andamento degli investimenti tecnologici nell’industria manifatturiera

Quando si parla di digital manufacting le ultime ricerche della Bocconi hanno evidenziato che, su 1.200 aziende il cui giro d’affari supera i 50 milioni di euro, il 27% ha adottato iniziative di digitalizzazione. Solo il 23% non intende applicarle, mentre nel 13% e nel 36% dei casi questi aggiornamenti sono in programma oppure non ancora terminati. Gli obiettivi sono migliorare il coordinamento interno (47%), l’efficienza e produttività aziendali (57%), l’utilizzo ottimale degli asset (25%), la flessibilità produttiva (29%) e la qualità dei prodotti (33%). Nella quasi metà dei casi è lo stesso direttore a essere il primo responsabile nelle iniziative di digitalizzazione che riguardano per il 59% l’adozione di servizi cloud.

Altri investimenti tecnologici riguardano l’integrazione aziendale (24%), la security (30%) i big data (16%) e l’in-memory computing (11%). Quasi la metà delle aziende prevede di aumentare gli investimenti in questo settore nei prossimi 3 anni. Nel 31% dei casi le imprese che adottano tecnologie manifatturiere innovative eseguono al tempo stesso una vera e propria trasformazione dell’azienda in senso digitale. In genere le ditte italiane che operano nel settore manifatturiero tendono a ottimizzare la filiera e a migliorare i processi al proprio interno dal punto di vista della produttività, della flessibilità e della qualità.

Sono poche le realtà aziendali che vedono questi investimenti tecnologici come uno strumento che potenzialmente può aprire loro nuovi mercati. Ciò vale anche per la digitalizzazione dell’impresa attraverso investimenti in ambito software, nella maggior parte dei casi non rivolti a creare nuovi modelli di business. Tuttavia sono presenti eccezioni che vedono la combinazione di software aggiornati e nuove tecnologie manifatturiere. Ad esempio l’integrazione di tecnologie digitali con moduli SAP permettono di preventivare e ottimizzare i costi di produzione velocizzando lo scambio di dati (sia prototipi che informazioni riguardanti gli ordini) con clienti e fornitori in tutto mondo. Si tratta di una soluzione che viene adattata allo specifico ambito operativo dell’azienda e che consente la creazione di valore aggiunto, superiore alla somma dei vantaggi dei due singoli investimenti.