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Assembled to Order (ATO): cos’è, punti di forza, esempi pratici

Assembled to Order

La personalizzazione del prodotto a partire dalla fase di assemblaggio. Che cos’è l’Assembled to Order (ATO), vantaggi e alcuni esempi.

Moltissime aziende industriali vengono classificate come realtà con produzione a commessa. Tuttavia, in un mondo complesso come quello di oggi, parlare genericamente di produzione su commessa è un’approssimazione inaccettabile: esistono, infatti, diversi modelli produttivi che utilizzano l’approccio basato sulla personalizzazione del sistema produttivo, che si differenziano in relazione al livello di customizzazione del prodotto finale

In questo contributo vogliamo però dedicarci a una particolare tipologia di produzione su commessa, ovvero la Assembled to Order (ATO), un sistema che prevede l’avvio della personalizzazione a partire dalla fase di assemblaggio del prodotto.

Produzione su commessa Vs. Produzione in serie

Prima di addentrarci nel focus di questo contenuto, è necessario fare un passo indietro, creando il giusto contesto.

La produzione su commessa è il modello produttivo che si contrappone a quello tradizionale della produzione in serie: a differenza di quest’ultima, che si basa spesso su una logica secondo cui la produzione viene trainata da molti ordini effettivi ma anche da previsioni di vendita, la produzione su commessa è totalmente tirata da spesso pochi ordini effettivi, tutti con alti livelli di personalizzazione. Nel concreto, i modelli su commessa conoscono in anticipo la quantità di merce richiesta dal mercato e pianificano il proprio sistema produttivo per soddisfarla.

Ciò permette al sistema su commessa di configurare un’organizzazione produttiva che non ha necessità di fare scorte e che non corre il rischio di produrre più di quanto il mercato sia in grado di assorbire.

Produzione su commessa: la classificazione di Wortmann

I modelli produttivi su commessa non sono tutti uguali, ma presentano logiche di produzione e di mercato differenti. L’elemento discriminante, in questo caso, sta nel livello di personalizzazione del prodotto. Per chiarire meglio il concetto ci viene in soccorso la classificazione di Wortmann, il sistema di suddivisione elaborato dal docente universitario olandese J. C. Wortmann.classificazione di Wortmann

Come ben rappresentato dalla figura, Wortmann organizzò i diversi modelli produttivi in relazione al loro grado di personalizzazione del prodotto: al primo livello troviamo la produzione continua, propria del modello in serie.

A seguire, troviamo i modelli di produzione discontinua, il primo dei quali è rappresentato dall’oggetto di questa guida: la produzione Assembled to Order, ovvero il sistema che introduce l’elemento di personalizzazione solo nell’ultima fase dell’organizzazione produttiva, ovvero quella dell’assemblaggio.

A seguire troviamo tre sistemi in cui il livello di personalizzazione è man mano più avanzato: Make to Order (MTO), in cui la customizzazione si avvia con la fabbricazione dei componenti; Purchased to Order (PTO), che presenta una personalizzazione del processo a partire dall’acquisto dei materiali; Engineered to Order (PTO), la customizzazione totale, in quanto essa viene avviata fin dalla fase di progettazione del prodotto.

Assembled to Order: di cosa si tratta

Nella produzione Assembled to Order, come anticipato, la personalizzazione viene avviata a partire dall’ultima fase della catena, ovvero in quella dell’assemblaggio: ma cosa significa esattamente?

Il sistema ATO segue una logica propria della produzione in serie dei prodotti finiti, che vengono dunque prodotti e distribuiti nel mercato. L’ultimo step che precede quello di vendita del prodotto finale introduce però l’elemento di discontinuità nel sistema produttivo, in quanto gli elementi vengono assemblati in relazione alle richieste del cliente finale, che ha dunque un ruolo attivo e decisionale nel definire le caratteristiche del proprio prodotto.

ATO: la personalizzazione parziale del prodotto

Secondo questa logica, i singoli elementi che compongono il prodotto finale non possono essere considerati personalizzati: il prodotto finale possiede invece la caratteristica di personalizzazione, in quanto la combinazione di componenti viene scelta dal cliente, che dunque ha la possibilità di dotarsi di un prodotto unico o, in ogni caso, non disponibile in pronta consegna per il grande pubblico.

Questo sistema integra le caratteristiche della logica Make to Stock con quelle della customizzazione, traendo vantaggi da entrambe:

  • Dal modello in serie trae la maggiore semplicità gestionale e di controllo della catena produttiva, in quanto produrrà in serie i componenti fondamentali del prodotto finale.
  • Dal modello discontinuo prende la possibilità di offrire prodotti non standardizzati e, dunque, appetibili per quel segmento di mercato che desidera oggetti non replicabili, personalizzati secondo il proprio gusto e, dunque, unici. 

Esempi di produzione Assembled to Order

Il mercato propone numerosi esempi di produzioni Assembled to Order: pensiamo a tutti quei sistemi che offrono al cliente la possibilità di assemblare il prodotto partendo dai suoi componenti di base, in una logica che è tipica della vendita su catalogo. Prendiamo a titolo esemplificativo i venditori di cucine componibili, che permettono di selezionare il prodotto secondo i propri gusti, partendo però da un set di alternative limitate per forma, colore, materiale, ecc. Oppure prendiamo a riferimento i produttori di componenti hardware, che vengono assemblati in relazione alle specifiche esigenze dell’acquirente.

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