Management della produzioneManufacturingSoftware della produzione

Dimmi quale tipo di produzione a commessa segui e ti dirò che azienda sei!

Created with GIMP

La nostra professione ci porta spesso a incontrare manager o responsabili di aziende con i quali parliamo di processi, prodotti, mercati e del grado di soddisfazione dei clienti. E sempre più di frequente, a proposito del loro modello logistico/produttivo, ci sentiamo dire ‘noi siamo un’azienda a commessa’.

I modelli di produzione a commessa

Noi italiani siamo famosi per le invenzioni che abbiamo creato nel corso della storia; i prodotti che abbiamo realizzato sono sempre stati creativi e si sono differenziati da quanto prodotto in precedenza. Questo ci fa sentire quasi autorizzati a parlare di ‘produzione a commessa’, indipendentemente dal prodotto di cui stiamo parlando. Non possiamo, però, ignorare che esistono diverse tipologie di ‘aziende a commessa’, differenti dal punto di vista organizzativo ma, anche e soprattutto, dal punto di vista logistico/produttivo.  Nello specifico, riconoscere le caratteristiche del proprio modello produttivo e riuscire a governarlo in chiave strategica è uno dei presupposti fondamentali per intraprendere un percorso di miglioramento dei processi e raggiungere un vantaggio competitivo stabile e duraturo nel tempo.

La classificazione di Wortmann

Esistono tante classificazioni delle diverse tipologie di produzione. Tra le più utilizzate, troviamo quella di Wortmann. Era il 1983, quando il professore  J.C. Wortmann dell’università di Groningen classificò i modelli produttivi in 5 possibili categorie:

  • MTS, make to stock;
  • ATO, assembled to order;
  • MTO, make to order;
  • PTO, purchased to order;
  • ETO, engineered to order.

La rappresentazione grafica del modello di Wortmann ci permette di comprendere meglio di cosa stiamo parlando.

modello di Wortmann

La freccia di color arancione rappresenta, lungo l’intero processo di realizzazione di un prodotto che va dalla progettazione al suo assemblaggio finale, il punto in cui il cliente entra in contatto con l’azienda e dichiara la sua richiesta specifica.

Guardando la matrice lungo l’asse verticale, possiamo seguire il comportamento del cliente: è evidente che prima dichiara le sue esigenze, maggiore è la possibilità di richiedere uno specifico prodotto customizzato. Alle due estremità di questa tipologia di richiesta vi sono, sul lato destro, i prodotti presenti a scaffale pronti all’acquisto e all’utilizzo e, sul lato sinistro, quelli per i quali il cliente entra in gioco con le sue richieste già nella fase di progettazione del prodotto.

Guardando, invece, la matrice lungo l’asse orizzontale, seguiamo il punto di vista dell’azienda produttrice. Qui le possibilità, dall’alto verso il basso¸ sono:

  • produzione in serie quando l’azienda propone un catalogo di prodotti finiti standard, in un certo numero di varianti, pronti all’acquisto e all’utilizzo;
  • produzione a commessa ripetuta se l’azienda propone un catalogo che riporta i componenti dei prodotti finiti che vengono poi scelti dal cliente e assemblati secondo le sue esigenze;
  • produzione a commessa singola se l’azienda soddisfa tutte le richieste di personalizzazione da parte del cliente.

È evidente, quindi, che la ‘produzione a commessa’ può presentare sfumature differenti in funzione dello specifico contesto; all’interno della stessa realtà aziendale, è addirittura possibile ritrovare famiglie di prodotto che rispondono a dinamiche diverse. E ancora, all’aumentare della complessità di un prodotto – pensiamo alla realizzazione di impianti o di macchine particolari – alcune parti di cui è composto potrebbero essere caratterizzate da un tipo di commessa ripetuta mentre altre da un tipo di commessa singola.

La corretta gestione di questi meccanismi permette di realizzare prodotti con elevati gradi di customizzazione, evitando la crescita della complessità globale del processo. Chiaramente, per poter raggiungere questo risultato, è necessario definire specifici assetti in termini di organizzazione, di competenze, di processi e quindi di automazione.

Capire dove collocare i prodotti di un’azienda, o le loro componenti principali, sul modello di Wortmann è il primo step per poter migliorare il modello logistico-produttivo e per determinare quali automazioni ci possiamo permettere per ottenere un vantaggio competitivo stabile e duraturo nel tempo.

http://www.wepower.it