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Make to order (MTO): guida a questo approccio di produzione ed esempi

Un focus sulla produzione Make To Order, quando il processo produttivo comincia solo dopo aver ricevuto l’ordine dal committente.

Prosegue qui il nostro viaggio di approfondimento sulle diverse tipologie di produzioni su commessa esistenti. Partendo dalla classificazione di Wortmann, il docente universitario olandese che per primo classificò i sistemi produttivi customized, abbiamo già dedicato un focus specifico al modello Assembled to Order (ATO) e a quello Engineer to Order.

In questa articolo, ci concentreremo su un’altra tipologia individuata dallo studioso, ovvero il sistema Make to Order (MTO).

Customizzazione del prodotto e classificazione di Wortmann

Chiariamo prima alcuni concetti fondamentali: la produzione su commessa è il modello produttivo che si contrappone a quello in serie: se in quest’ultimo modello spesso, infatti, il sistema produttivo anticipa la domanda, stimando le quantità di prodotto da introdurre sul mercato sulla base di statistiche di vendita (Push system), nel caso della produzione su commessa la domanda è già nota prima che vengano avviate le attività produttive, in quanto è stabilita fin dall’inizio dal committente (Pull system).

Nel concreto: i sistemi su commessa organizzano il proprio lavoro sulla base delle richieste del cliente, che indica al produttore le specifiche del prodotto e stabilisce la quantità di merce che deve essere realizzata. In un sistema su commessa, dunque, il processo di produzione conosce in anticipo la quantità di merce che sarà assorbita dal mercato.

Parlare genericamente di produzione su commessa potrebbe tuttavia essere fuorviante, in quanto esistono diversi modelli della stessa, che obbediscono a logiche di mercato che variano in relazione alla fase del processo in cui viene introdotta la personalizzazione del prodotto. Teorico di questo modello fu, come detto, il docente J. C. Wortmann, che suddivise i modelli produttivi in 5 categorie:

  • Make to stock (MTS): produzione in serie, senza customizzazione e per il magazzino prodotti finiti
  • Assembled to order (ATO): la customizzazione viene avviata nella fase di assemblaggio
  • Make to order (MTO): la customizzazione viene avviata nella fase di fabbricazione.
  • Purchased to order (PTO): la customizzazione impatta e parte dal processo di acquisto dei componenti
  • Engineered to order (ETO): la customizzazione viene avviata fin dalla progettazione.

Produzione Make to Order: che cos’è

Nel modello Make to Order, il processo di personalizzazione si avvia nella fase di produzione. Il sistema, dunque, gestisce i cicli produttivi sulla base di una domanda conosciuta in anticipo. Questo modello, conosciuto anche come Made to Order o Personalizzazione di massa e offre, a un’ampia varietà di pubblico, la possibilità di acquistare articoli personalizzati, realizzati secondo le specifiche esigenze del committente.

Quest’ultimo, solitamente, può scegliere tra una serie di opzioni messe a disposizione dall’azienda produttrice e selezionare le caratteristiche desiderate, che possono riguardare il colore, il design, la forma, la dimensione, l’inserimento di elementi come scritte e disegni, o altro.

Make to Order: vantaggi e punti di debolezza

Come facilmente intuibile, la merce prodotta secondo il modello Make to Order presenta per l’utente finale costi d’acquisto superiori rispetto a quelli del mercato in serie e tempi d’attesa più lunghi. Questi sono i due principali punti di debolezza del sistema MTO.

Va altresì considerato che l’approccio Make to Order è eccellente nel creare un sistema in grado di proporre un’offerta personalizzata, favorendo al contempo una gestione ottimale dei costi di produzione, magazzino e approvvigionamento dei materiali.

Il MTO è un sistema snello, che utilizza le logiche del sistema tirato dalla domanda e, pertanto, consente una precisa pianificazione di attività, tempistiche e costi. Ulteriore punto di forza di questo modello sta nella possibilità di ridurre i livelli delle scorte di prodotti finiti, componenti e materie prime, in quanto la programmazione dei cicli produttivi secondo le reali richieste dei clienti riduce il rischio di sovrapproduzione e di mancato assorbimento della merce da parte del mercato.

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