Robotica

Il cobot è lento! E’ un limite o comunque la produttività aumenta?

L’avvento dei cobot, o robot collaborativi, negli ambienti di lavoro delle linee industriali, ha rappresentato sin da subito una grande rivoluzione, sia in termini di efficienza produttiva che di riduzione del rischio umano, con il conseguente abbattimento dei costi di produzione da parte delle aziende che operano nel settore manifatturiero.

La semplicità di programmazione e la versatilità dei cobot, che a tutti gli effetti sono degli operatori che, in alcuni casi, hanno quasi fattezze umane, permette di snellire i processi industriali e a sgravare i dipendenti impiegati nella supply chain da funzioni usuranti o pericolose.

Immaginando un ambiente produttivo tipico, in cui i cobot lavorano quasi in simbiosi con gli esseri umani, viene da pensare a un meccanismo che svolge sequenze preordinate in modo estremamente veloce.

Tuttavia, questo non sempre avviene, e non per una mancanza dei robot. Da più parti ci si è chiesto se la lentezza che a volte si riscontra nell’attività dei cobot sia un limite intrinseco di tali strumentazioni o se, al contrario, questo elemento favorisca un incremento della produttività.

Gli ambiti applicativi dei cobot: produzione industriale o artigianale?

I robot collaborativi hanno un’ambito di applicazione talmente vasto che possono essere impiegati indifferentemente nel settore industriale e in quello artigianale. Per quanto riguarda quest’ultimo, la diffusione dei cobot ha consentito di colmare le grandi differenze esistenti tra produzione artigianale ed automatizzata. Le imprese di piccole dimensioni, avvalendosi dell’ausilio di robot collaborativi hanno, conseguentemente, potuto aumentare la loro competitività sul mercato.

Per quel che attiene funzioni ripetitive e sequenziali in una grande linea di produzione industriale, ci si aspetta che i robot svolgano le loro attività con una velocità tale da poter effettivamente incrementare l’efficienza produttiva. Nella maggior parte dei casi, la programmazione è quasi solamente iniziale, ed attiene all’impostazione di tutti quei parametri necessari ad avviare la macchina e a farla interagire, nel caso, con gli operatori della linea manifatturiera.

Il cobot non ha, in sé, capacità di pensiero o competenze decisionali: pertanto, nel caso in cui il processo impostato si riveli farraginoso o lento, sarà necessario riprogrammare alcuni passaggi relativi alle operazioni compiute dal robot collaborativo, al fine di eliminarne i limiti.

Nella linea produttiva delle piccole e medie aziende, invece, la modulazione delle attività dei cobot deve essere differente, in quanto la presenza del fattore umano è notevolmente più elevata rispetto alle grandi catene industriali, in cui vi sono cobot che operano in intere aree di lavoro delimitate da gabbie per ragioni di sicurezza.

La produzione delle piccole realtà manifatturiere necessita di cobot che eseguano funzioni molto più particolareggiate rispetto a quelle delle grandi supply chain. Inoltre, l’attività dei robot collaborativi sarà programmata in modo tale da eseguire operazioni più complesse, poiché è la natura stessa dei prodotti di una piccola azienda che lo richiede.

Quindi, se il cobot performa più lentamente rispetto ai normali standard produttivi, ciò non è per nulla associato a un limite intrinseco del dispositivo, ma a una maggiore attenzione nell’effettuare operazioni complesse e a contatto ancora più stretto con l’operatore.

Dal lato della produttività, pertanto, l’eventuale lentezza dei cobot ne determina comunque un incremento, con un aumento della competitività sul mercato delle piccole aziende manifatturiere, le quali vedono l’abbattimento dei costi di produzione e un veloce ammortamento (si parla di un periodo compreso tra uno e due anni) delle spese iniziali sostenute per l’acquisto dei robot collaborativi.

Il divario tra la grande realtà industriale e quella medio-piccola, in questo modo, diminuisce grazie all’impiego dei cobot, che rivelano la loro incredibile utilità anche nel caso di piccole entità, le quali, inoltre, sono più esposte agli errori umani e possono, in ultima analisi, ridurli tramite un’efficiente programmazione dei cobot.