Automazione industriale

La lunga marcia dei robot industriali

3d Render of robots with gear mechanism

Il teorema del bipede sapiente

Sembra ieri che tra i giocattoli non poteva mancare il robottino, quel balocco dalle sembianze vagamente umane, che camminava goffamente con andamento da bipede, dalla voce metallica e “robotizzata” tipica delle macchine, sempre agli ordini di chi impugnava il relativo telecomando.
A 40 anni nell’immaginario collettivo il robot è in parte mutato.

I robot reali, quelli già dagli anni 70 utilizzati all’interno delle catene di produzione, sono molto diversi e lo sono ancor di più quelli della nuova generazione, macchine intelligenti che imparano, gestiscono problematiche in autonomia e sono veloci e precisi.
Ma se qualche decennio fa un robot telecomandato impauriva i più piccini, oggi questi terrorizzano gli adulti appartenenti alla classe operaia, poiché a differenza degli umani non chiedono uno stipendio, non affrontano gravidanze, non si ammalano e non sono iscritti al sindacato.

Una minaccia, un concorrente sleale visto oggi con gli stessi occhi degli operai dell’800 che lanciavano i propri sabot tra i meccanismi delle prime macchine industriali (da cui il termine sabotaggio) con lo scopo di provocare guasti al sistema, che negli intenti comuni dovevano sottolineare la differenza tra la macchina, stupida e inaffidabile anche se veloce e precisa e la mano d’opera umana, attenta quanto basta e dotata di intelligenza.

La paura del nuovo, dell’ignoto, in concomitanza di una crisi economica mondiale durata dieci anni, che ha provocato milioni di disoccupati, ha contribuito ulteriormente ad instillare diffidenza verso le nuove tecnologie, i cui effetti non hanno niente a che fare con la cascata di eventi innescata dal fallimento della Lehman Brothers Bank, se non la coincidenza dei tempi.

La storia si ripete sempre

Ma al di là delle fobie tipiche dell’uomo che non impara mai dalla storia il suo intrinseco messaggio, le nuove tecnologie porteranno prosperità e lavoro a milioni di persone, così come già successe in seguito alle precedenti rivoluzioni industriali.

La lunga marcia dei robot industriali comincia negli anni 70, quando queste macchine sostituiscono alcuni operai nella programmazione di movimenti monotoni e ripetitivi che però richiedevano precisione, dimestichezza e una certa manualità.
I robot industriali sostituirono una certa manovalanza che venne impiegata per altri scopi più umani e creò una nuova classe impiegatizia deputata alla loro governance.

Negli anni queste macchine si sono sempre più evolute di pari passo con l’elettronica, l’informatica e l’avvento di nuovi superconduttori, che hanno inoltre permesso la miniaturizzazione dei componenti e un minore ingombro.
Oggi gli automi si distinguono in industrial robot e service robot, questi ultimi sono progettati per agire a supporto delle attività umane.
I service robot oggi sostituiscono l’uomo in operazioni pericolose e nel lavoro in ambienti tossici o ad alto rischio, nello spazio come a 5.000 metri di profondità oceanica.
I service robot disinnescano esplosivi, svolgono compiti anche impegnativi in ambienti radioattivi o esposti ad atmosfere velenose e sono impiegati in ogni circostanza che comporti un rischio per gli esseri umani.

In un prossimo futuro sono previsti service robot che opereranno a stretto contatto con l’uomo contribuendo a diminuirne l’impegno, come ad esempio nelle attività di assistenza e/o intrattenimento degli anziani o dei disabili.
Già da parecchi anni sono disponibili apparecchi robotizzati che consentono ai chirurghi di operare tramite una connessione web. Un operatore che si trovi in Australia può condurre un’operazione chirurgica su un paziente ricoverato in un ospedale di Los Angeles, tramite un robot che risponde ai suoi comandi in remoto e che gli trasmette in tempo reale le immagini.

Qualcosa di simile si verifica con l’utilizzo dei droni, pilotati in remoto tramite un mouse, da aviatori seduti ad una comoda e sicura postazione d’ufficio.
Ma nel futuro ci si aspetta molto di più da un automa dotato di un’intelligenza, anche se non paragonabile a quella umana e priva di sentimenti; i robot effettueranno diagnosi e trattamenti riabilitativi, elaboreranno piani di lavoro e strategie di guerra in stretto contatto con gli umani.

L’innegabile supporto della cibernetica e la valutazione del rischio

Un’integrazione tra service e industrial robot sarà a breve possibile e verrà impiegata nel settore industriale in quei Paesi dove la mano d’opera ha un costo elevato, per renderli competitivi sul mercato.
Premesso che ad oggi esistono particolari competenze per le quali un robot non può sostituire un umano, ma può lavorarvi in sinergia, come permettere un efficiente dialogo quasi alla pari tra uomo e macchina? È una criticità che molti Paesi stanno già affrontando.

In funzione di una maggiore produttività ottenibile in seguito alla collaborazione ottimale tra uomo e automa, alcune nazioni europee stanno investendo nello studio di metodi idonei ad una produttiva collaborazione tra le categorie umana e cibernetica.
La quasi totalità delle persone oggi non ha la minima esperienza di interazione con i robot e le preoccupazioni in merito alla convivenza in ambiente lavorativo, suscita perplessità e attenzione verso le eventuali conseguenze.

In primis i fattori psico-sociali, motivazionali e di benessere legato alla sicurezza non sono ancora noti, di conseguenza non è possibile gestire i rischi relativi (che nemmeno si conoscono), né tanto meno per gli stessi motivi si possono varare delle linee guida uniformi.
Alcuni comparti industriali comportano comunque dei rischi e anche diverse problematiche di natura legislativa sono lungi dal poter essere affrontate.
Per garantire la sinergia tra uomo e macchina in tutta sicurezza, per permettere l’evoluzione della autonomous industrial robotics, è necessaria una maggior collaborazione tra gli Stati europei.

I punti salienti sono:

  • individuare i requisiti di sicurezza;
  • determinare le linee guida per la progettazione ergonomica dei ciyber-lavoratori;
  • una volta stabilite le linee guida, escogitare il metodo per il relativo controllo delle effettive applicazioni;
  • creare un modello educativo in base al quale formare in seguito i lavoratori preposti a lavorare in abbinamento ai robot;
  • sviluppare sistemi per l’eliminazione o la riduzione dei potenziali rischi legati alla robotica.

L’agenzia europea per la sicurezza sul lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato di recente un documento con il quale individua tra i più rilevanti e probabili rischi futuri relativi alle IT, proprio l’interazione tra uomo e robot.
All’interno della pubblicazione vi è un’ampia sintesi di osservazioni già evidenziate in passato in relazione alle nuove tecnologie, si denotano perplessità in merito e addirittura il sospetto che queste potessero apportare più pericoli che vantaggi.
In tema di stretta collaborazione tra uomo e robot, anche allargata agli industrial robots che collaboreranno con gli umani alla pari dei social robot, le perplessità sono addirittura aumentate, pur riconoscendo che “i robot diventeranno assistenti umani e nel lungo periodo, preziosi collaboratori“.
La lunga marcia dei robot industriali, partita negli anni 70 pare ad oggi aver subito un rallentamento dovuto alle opportune riflessioni.
Un rallentamento forzato, dal momento che da 50 anni viaggiano instancabili e freschi come il primo giorno di lavoro.